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Alla scoperta della Grecia Salentina

Rossana Di Vagno
Rossana Di Vagno

Guida turistica

Spesso mi vien posta la domanda: “ Qual è secondo te il posto più bello della Puglia?”. Bene, questa domanda risulta sempre imbarazzante, per una che come me ama profondamente la sua terra. La Puglia è difficile non amarla nella sua interezza e meriterebbe almeno un mese per essere visitata, ma nel suo splendore si mostra affascinante ai visitatori che hanno a disposizione 1 giorno, 2 giorni, 5 giorni  o 10 giorni, con la promessa che tornando una seconda o terza volta, la Puglia mostrerà loro, tanto e tanto altro ancora.

Una frase miliare, a mio parere, è: “ Roma non ebbe vergogna di scrivere…la vinta Grecia vinse Roma con le arti e con le lettere sue…[…]”.

 Molti associano la Puglia solo ed esclusivamente al Salento, ma la Puglia è molto altro ancora e di contro parlare di Salento è dire tutto e non dire niente. Di conseguenza ci si chiede: “ Dove andare in Salento? Cosa vedere? Di quanti giorni ho bisogno?” Il Salento non è solo Lecce e Gallipoli. Il cuore pulsante del Salento è la Grecìa Salentina, composta da circa 12 comuni, che condividono la cultura e la lingua.

La storia della Grecìa Salentina ci riporta all’ VIII secolo, con l’immigrazione massiccia a seguito delle campagne militari dell’imperatore Basilio I, così numerosi villaggi ebbero cultura e lingua greca e praticarono la religione greco-ortodossa. Dall’XI secolo però, la lingua greca fu progressivamente abbandonata, tanto da essere parlata solo in alcuni villaggi. La lingua parlata era definita “griko”, scritta in caratteri latini, ma con elementi comuni al neogreco, al neolatino e al leccese.

Per quanto concerne le tradizioni, le maggiori riguardano la Settimana Santa e il festival Notte della Taranta. La tradizione della Settimana Santa è legata a un canto tanto singolare quanto antico : “ I Passiuma tù Cristù”, in cui viene descritta minuziosamente la passione di Cristo, dal tradimento di Giuda alla resurrezione. Il canto è composto da 66 strofe ed è accompagnato da complessi movimenti mimici e dalle fisarmoniche. I cantanti anticamente percorrevano paesi e masserie della Grecìa Salentina a bordo di carretti. Oggi, invece, il canto viene eseguito nelle chiese. Durante la Settimana Santa vengono inoltre allestiti i “sepolcri”, ricoperti con i “sabburchi”, cioè cereali fatti crescere al buio, così da prendere il caratteristico colore bianco.

Andando dal sacro al profano, il Salento è collegato dal ’98 alla Notte della Taranta, un grande concerto di musica folklorica e composizione musicale contemporanea. Il festival si apre ogni anno a Corigliano d’Otranto e termina con un concerto a Melpignano.

Possiamo dunque affermare che i 12 comuni della Grecìa Salentina nascondono ognuno tesori culturali, monumentali e paesaggistici tutti da scoprire.

Un ipotetico itinerario della Grecìa Salentina può partire da Sternatia, paese dove oggi il griko è maggiormente parlato e conosciuto. Potremmo visitare la Chiesa Madre di costruzione settecentesca, così come l’antico Convento dei Domenicani. Tra i monumenti più antichi ricordiamo la Colonna dell’Osanna e la Cripta di San Sebastiano. Passeggiando tra i vicoli del centro storico possiamo trovare numerose case a corte, portali bugnati e la residenza baronale di Palazzo Granafei, che custodisce all’interno un frantoio ipogeo del ‘500.

Molto vicina a Sternatia è Soleto, città di origine messapica, di cui vi sono tombe e antiche mura di recinzione. Il centro storico è di impronta medievale, ma con portali barocchi e case nobiliari del Rinascimento. La presenza greca è testimoniata dalla chiesa trecentesca di Santo Stefano, in cui vi sono anche bellissimi dipinti bizantini. Il turista che è in ognuno di noi, però, è spesso attratto da storielle e leggende, ebbene a Soleto si racconta che la Guglia di Raimondello, un campanile senza campana, fu costruita in una sola notte da 4 diavoli e che per questo non ha la campana, ma documenti storici ci dicono che venne costruita solo per scopi ornamentali.

Giungendo a Martano la cultura greca è testimoniata dai menhir.

Spostando l’attenzione su Martignano, oltre al bellissimo centro storico, merita attenzione il Parco delle Pozzelle, dove ci sono decine di pozzi utilizzati anticamente per il rifornimento d’acqua.

Proseguendo il tour tappa fondamentale è Calimera, dove già il nome ci dà il buongiorno in greco e a tal proposito notiamo la presenza di una stele greca in marmo bianco con un bassorilievo raffigurante il “Saluto di Patroclia”, il rito religioso greco che contribuì a salvaguardare anche la lingua.

Il tour può proseguire attraversando Castrignano, Melpignano, Corigliano d’Otranto. Ecco dunque la risposta alla domanda da cui tutto è iniziato, ora tutti potete essere concordi con me sull’imbarazzo dello scegliere una parte della Puglia piuttosto che un’altra.

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